Lucano, cinquemila in marcia a Riace: "Siamo tutti clandestini, Mimmo libero"

Notizia ottobre 6, 2018

RIACE (Reggio Calabria) – Almeno cinquemila persone hanno invaso da questa mattina Riace per manifestare la propria solidarietà a Mimmo Lucano, il sindaco del borgo dell’alta locride divenuto simbolo mondiale dell’accoglienza e finito martedì scorso agli arresti domiciliari per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e abuso d’ufficio. Dalla sua casa,  una palazzina gialla nella parte alta del paese, la piazza del municipio non si vede. Ma fino alle sue finestre arrivano le urla dei manifestanti che dal concentramento gridano “Riace non si arresta, lucano non si arresta”. E nel pomeriggio il sindaco si fa vedere  e saluta la folla con il pugno chiuso.

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Anche quando il serpentone di persone scende giù, fino al piazzale del cimitero per dare il via al corteo, gli slogan sono così forti da arrivare fino in paese. “Mimmo libero” gridano i manifestanti. Poi “Siamo tutti clandestini”. E anche fuorilegge come il sindaco che rispetta la Costituzione più di tanti che “rispettano le regole” dice una manifestante arrivata da Napoli.

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In corteo sfilano i rifugiati di Riace e dei pesi del circondario, comitati, associazioni, sindacati come l’Usb, i cobas, la Cgil, partiti come Potere al Popolo e Rifondazione Comunista, comitati e associazioni studentesche, ong locali e nazionali, gli ambientalisti, le femministe, le associazioni antimafia, ma soprattutto tanti cittadini non organizzati. 

Confusi fra i manifestanti si vedono il dirigente dell’Usb Abubakhar Soumahoro, che marcia dietro allo striscione “Riace non si arresta” insieme ai rifugiati, la storica penna della sinistra Luciana Castellina, i sindaci della Locride e quello di Cerveteri, Alessio Pascucci, che nei giorni scorsi si è detto pronto ad autodenunciarsi per il medesimo reato contestato a Lucano. “Se serve la disobbedienza civile di un sindaco per mettere in pratica la solidarietà e l’accoglienza ci dichiariamo tutti colpevoli e complici”.

Anche l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, ha voluto essere presente: “Sono cittadina onoraria di Riace dal 2013 ma ho conosciuto e amato questa straordinaria esperienza molto prima – dice Boldrini – nel pieno rispetto della magistratura, ho ritenuto necessario essere qui oggi per manifestare sostegno a Lucano. Sono certa che sarà in grado di chiarire ogni accusa. Ritengo indecoroso che un ministro dell’Interno indagato per sequestro di persona abbia gioito dell’arresto del sindaco. Piuttosto dovrebbe farlo per quello dei capi delle ‘ndrine”.

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L’ex presidente della Camera parla mentre il corteo le scorre accanto colorato, numeroso, arrivato nel borgo dell’alta locride con cartelli scritti a mano, bandiere, striscioni, persino una maxi vignetta che ritrae uno dei Bronzi di Riace che a Salvini dice “La storia siamo noi”.  Il maltempo non sembra aver scoraggiato nessuno, neanche chi è arrivato da più lontano e oggi è in piazza perché “Riace è patrimonio dell’umanità, quella che si ricorda cosa significhi questa parola”.

Quando il corteo arriva sotto casa di Lucano, inizia a piovere. Ma nessuno si muove. “Mimmo, orgoglio calabrese, curdo, siriano, palestinese” gridano i manifestanti, che chiedono la liberazione del sindaco. Dalla finestra, Lucano guarda la marea umana due piani sotto, sorride, è commosso. Poi parte “Bella ciao”. E il sindaco di Riace alza il pugno per salutare quelli che si alzano verso la sua finestra. La pioggia cresce di intensità ma almeno per mezz’ora nessuno si muove. “Spero di tornare a essere una persona normale, libera, che non deve subire questi condizionamenti anche perchè sul piano psicologico lasciano un segno. Voglio tornare a essere una persona libera come tutti” dice dalla sua abitazione Mimmo Lucano.

Piano piano, il serpentone di manifestanti si sposta verso l’anfiteatro, cuore del paese. È lì che per ore si susseguono interventi di solidarietà, rabbia,  determinazione ad esprimere “il nostro diritto a disobbedire quando l’ingiustizia diventa legge” dice il sindacalista Aboubakhar Soumahoro. Si parla per esprimere la propria vicinanza al sindaco, che alla piazza ha mandato un messaggio letto da Chiara Sasso, la presidente di Recosol, la rete dei Comuni solidali, ma anche per organizzare la “resistenza”. Tra poche ore, Riace si svuoterà nuovamente, “ma il sindaco – assicurano dalla piazza – non rimarrà solo”.  

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