Caso Regeni, Repubblica risponde a Cambridge: "Impegnati ad arrivare alla verità"

Notizia dicembre 5, 2017

Sul sito del quotidiano Guardian è apparso un appello firmato da 334 figure del mondo accademico che contesta gli articoli di Repubblica sulla mancata collaborazione dell’Università di Cambridge e della professoressa Maha Mahfouz Abdelrahman con gli inquirenti italiani che indagano sull’uccisione di Giulio Regeni. Il giornale inglese non ha contattato Repubblica per una replica, che riteniamo doverosa.

English Version

Repubblica ha sempre scritto che il rapimento, le torture e l’assassinio di Giulio Regeni sono interamente responsabilità delle autorità egiziane. Ed è stata la prima a farlo indicando nomi e cognomi dei responsabili della sorveglianza nei confronti di Regeni e dei depistaggi sulla sua morte condotti al Cairo. Ha sempre sostenuto che i ritardi da parte del governo e della magistratura egiziana nell’accertare queste responsabilità sono inaccettabili. E ha contestato la decisione del governo italiano di rimandare l’ambasciatore al Cairo nonostante l’assenza di sviluppi significativi nella collaborazione da parte delle autorità egiziane.

Caso Regeni, Repubblica risponde a Cambridge: Impegnati ad arrivare alla verità

Sul Guardian il testo sottoscritto dagli accademici di Cambridge in difesa della professoressa Maha Abdelrahman

Allo stesso tempo Repubblica non intende tacere la mancata collaborazione all’inchiesta giudiziaria da parte della professoressa Abdelrahman e dell’Università di Cambridge. Tutto ciò è stato rilevato dalla magistratura italiana, che un mese prima del nostro articolo ha chiesto alle autorità britanniche l’interrogatorio formale della professoressa. Una richiesta che dopo quasi due mesi non ha ancora ricevuto risposta.
 
In precedenza, nel giugno 2016, la professoressa Abdelrahman si è rifiutata di rispondere alla richiesta di interrogatorio per rogatoria della magistratura italiana, limitandosi a trasmettere una breve dichiarazione scritta. E né la professoressa né l’Università hanno fornito spiegazioni sulla sorte dei dieci report in cui Giulio Regeni ha articolato la ricerca svolta al Cairo.
 
I magistrati italiani hanno accertato i timori di Giulio Regeni per i pericoli a cui la sua attività di ricerca lo aveva esposto. E scrivono che “una conversazione avvenuta sulla chat di Skype il 26 ottobre 2015 tra Regeni e le madre Paola consente di sapere come Giulio viva le sue ricerche al Cairo e di scoprire come fosse stata la professoressa Abdelrahman a insistere perché approfondisse il tema specifico della sua ricerca e con le modalità partecipate”.

Dall’indagine dei magistrati italiani inoltre “emergono le figure di alcuni studenti dell’Università di Cambridge inviati in Egitto per questo tipo di ricerca e allontanati dalle autorità egiziane. In particolare lo stesso Giulio Regeni raccontava agli amici di una sua collega di Cambridge che, mandata in Egitto l’anno precedente per svolgere la sua stessa ricerca, era stata espulsa dal paese e aveva dovuto ricorrere alle cure di uno psicologo per i traumi riportati nell’esperienza egiziana”.
 
Repubblica ha preso un impegno, quello di arrivare alla verità sulla morte di Giulio Regeni. Una verità piena, in cui emergano tutte le responsabilità delle autorità egiziane sulla sua terribile fine e sui depistaggi. Ma che faccia anche chiarezza sui rischi a cui è stato esposto un giovane ricercatore che amava il suo lavoro ed era onorato di svolgerlo per l’Università di Cambridge.

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