Arrivò in Italia da profugo albanese. L’artista Milot dona un’opera al paese che lo accolse

Notizia dicembre 5, 2017

ROMA – Dona una scultura a Cervinara, il paesino irpino che lo ospitò quando, profugo, sbarcò in Italia da una nave della speranza salpata dall’Albania. Quella di Alfred Mirashi, in arte Milot, è una bella storia di accoglienza e riconoscenza: la sua opera d’arte, una gigantesca chiave a forma di U alta 20 metri e pesante 40 quintali, campeggia all’ingresso dalla cittadina irpina. Ed è ora candidata a entrare nel Guinness dei Primati.

“Perchè – spiega Milot – una chiave va utilizzata una volta sola per aprire porte e cuori. Dopodiché va piegata affinché non serva più a richiudere ciò che ha aperto”. Le sue opere hanno tutte come protagonista una chiave, simbolo di chiara lettura di apertura totale che l’arte può portare come messaggio per la cultura, ma soprattutto per le diverse culture, azzerando i confini creati degli uomini.

Il 15 dicembre l’artista approdato in Cina dove ha esposto alla Biennale d’arte contemporanea al museo di Pechino e ha vinto al Water Cube il primo premio di pittura, riceverà la cittadinanza onoraria dal paesino che lo accolse profugo. “Voglio trasformare Cervinara in una sorta di Pietrasanta dell’Irpinia – annuncia – sto già contattando molti artisti famosi che allestiranno ogni anno un’opera nella cittadina trasformandola in un’esposizione permanente a cielo aperto, in un grande museo di arte contemporanea. Così desidero sdebitarmi con chi mi ha aiutato quando avevo bisogno”.



Per realizzare la gigantesca ‘chiave’, l’amministrazione comunale ha stanziato 10mila euro, il coordinamento è stato affidati ai ragazzi della Pro loco, quattro fabbri del posto hanno prestato la loro opera per assemblare i 40 quintali di acciaio, la ditta Molinaro ha sponsorizzato i lavori di illuminazione. E tutti i cittadini hanno partecipato ai lavori che sono durati un mese.

Milot aveva 19 anni quando a Durazzo salì su un barcone senza un soldo in tasca, senza vestiti di ricambio, senza una valigia. E senza neppure rendersi conto di quel che stava accadendo, risucchiato da una fiumana di gente che stava scappando in massa da una Albania resa povera e senza futuro dalla fine del regime di Enver Hoxha. “La mia famiglia – spiega Milot – viveva nei ‘gulag’, eravamo schiavi dei campi, e a noi era vietato studiare perché condannati per sempre ai lavori forzati nelle campagne. Fu così che per me l’Italia divenne una sorta di terra promessa”.

Arrivò in Italia da profugo albanese. L'artista Milot dona un'opera al paese che lo accolse

La nave su cui arrivo Milot a Brindisi

Le navi salpate da Durazzo non raggiunsero Lamerica, per dirla con il film di Gianni Amelio. Ma Brindisi. Era il 6 marzo 1991. Quell’esodo provocò la prima emergenza umanitaria che l’Italia si trovò ad affrontare, e – proprio come avviene con il fenomeno migratorio di oggi – suscitò la prima ondata xenofoba che prese di mira, allora, gli albanesi.

“Ce l’avevano in molti con noi albanesi – ricorda Alfred Mirashi – ce ne dicevano di tutti i colori e purtroppo sovente la cronaca offriva spunti a quegli attacchi. Ma io mi sono sempre rifiutato di essere bersaglio di offese razziste, e, per reazione (o per provocazione) ho scelto come nome d’arte quello della città dove sono nato. Milot, appunto”.

Ventisei anni fa, di fronte a quella prima emergenza umanitaria, le autorità italiane – come avviene anche oggi – sparsero le decine di migliaia di migranti albanesi nelle varie città del Paese. Alfred Mirashi finì a Cervinara, sperduto paesino al confine tra l’Irpinia e il Sannio, meno di 10mila anime, in provincia di Avellino, nella valle Caudina tra i monti del Partenio e il maestoso Taburno.

“Qui – racconta – fui ospitato dalla popolazione locale con una accoglienza commovente. Mi chiesero cosa sapessi fare e io risposi che ero un intagliatore di legno. Mi prese a lavorare con sé Felice Ferraro. Poi, quando espressi il desiderio di partecipare al concorso per accedere all’Accademia di Brera, fui aiutato dalla famiglia del filosofo Carlo Bianco e dai suoi figli”. 

Nel ’99 i quotidiani di Milano titolarono “Un albanese vince il primo premio all’Accademia di Brera”. Era Milot, che l’arte ce l’aveva nel sangue. Salutati gli amici di Cervinara, smise di intagliare porte e infissi, e cominciò una inarrestabile carriera da artista che l’ha portato in giro per il mondo in particolare in Cina. Senza però mai dimenticare la generosità della gente di Cervinara. “E senza mai cancellare il mio passato – spiega citando Oscar Wilde –  perchè nel bene o nel mle mi ha reso quello che sono oggi”.

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